Venezia, 23-24 Febbraio.

Un weekend nella Bella Venezia con i miei fantastici amici

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Febbraio: tempo di carnevale, tempo di fare una breve pausa e lanciarsi all’avventura in una città tanto bella quanto trafficata come Venezia.
Non era la prima volta che visitavo la città sotto il Carnevale, ma grazie ai miei fantastici amici (il mio compagno di avventure Manuel, Rossana, Filippo, Riccardo “il Ca” ed Elisa) è stata un’esperienza totalmente nuova e ho scoperto dei lati di Venezia che non aveva mai visto.

Non voglio raccontarvi di quanto sia bella piazza San Marco, di quanto fosse trafficato il ponte di Rialto o di quanto fosse bello il Ponte dei Sospiri: queste cose le sappiamo già!
Invece vi racconterò di come ho vissuto due giorni da turista allo sbaraglio.
Allora cominciamo!

23 febbraio: Le calle e la gondoleta 

Siamo arrivati alla stazione di Venezia Santa Lucia e siamo stati accolti dai coriandoli, il sole e il vento. Ci siamo incamminati attraverso la folla, tra turisti sperduti e persone con le valigie che ti caricavano manco fossi un torero (ma va beh.)
In tutto questo, il nostro amico Filippo ha trovato un tricorno (un bel cappello da marinaio, per intenderci) e subito l’abbiamo eletto punto di riferimento tra la folla.  Seguendo il tricorno siamo arrivati in San Marco, ovviamente pieno di gente, ma sempre una bella piazza e abbiamo proseguito lungo il molo, dove una banda di marinai Steampunk stava suonando Nel blu dipinto di blu.
Vedere la gente ballare e giocare con i coriandoli mi ha dato un bellissimo senso di leggerezza: tutti i giorni dovrebbero essere così!
Dopo una breve pausa nell’appartamento in cui avremmo soggiornato, abbiamo ripresi i nostri vagabondaggi tra le calle e ci siamo fermati davanti a una gondola.
Premetto che sono una fifona ansiosa e ho sempre detto “su una gondola non ci andrò mai!”
Caso divertente: tutte le volte che mi capita di dire “mai” a qualcosa, va a finire che lo faccio e più spinta dal rimorso di far perdere un giro in gondola al tramonto ai miei amici che a vero e proprio entusiasmo, ho ceduto.
Ho attraversato il Canal Grande tesa come una corda di violino, ma tra i piccoli canali ho cominciato a rilassarmi e ho anche trovato piacevole l’esperienza!
Consiglio a tutti un giretto in gondola (ma occhio ai prezzi!), si vedono cose che a piedi verrebbero ignorate e i gondolieri, che quelle acque le vivono, sapranno darvi informazioni veramente interessanti: abbiamo visto una locanda in cui aveva soggiornato D’Annunzio e la calle in cui hanno girato The Italian Job, cose che a piedi avremmo sicuramente ignorato.
Ritornati sul Canal Grande, siamo stati accolti da Venezia in tutto il suo splendore: il cielo rosa, l’acqua tranquilla e il diradarsi della gente. In quel momento, penso di essermi innamorata di Venezia.

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Essendo noi gente di Pianura, siamo scesi dalla gondoleta e con la nostra migliore camminata da marinaio, abbiamo proseguito il nostro vagabondare, tra ponti che non avevo mai visto e costumi Settecenteschi mozzafiato, mentre il sole cominciava a calare.
La fame cominciava a farsi sentire e mentre ci avvicinavamo a un ristorante verso la zona dell’Arsenale, le persone che incontravamo erano sempre meno e le calle sempre più buie: sono bastati pochi minuti per entrare in una Venezia nuova, dove la festa era per i pochi che resistevano, le luci illuminavano le piazze e le maschere erano sempre di più.
Nel nostro viaggio, Manuel è stato preso di mira da un gruppo di infermiere barbute che l’hanno ricoperto di coriandoli (non vi dico quanti ne abbiamo lasciati nel ristorante).

20190223_212421Stanchi, ma soddisfatti, torniamo all’appartamento: le strade alle 9 di sera erano nostre, avremo incontrato sì e no dieci persone e finalmente ho potuto togliere una nuova spunta nella mia lista di cose da fare: vedere Venezia di notte.
Abbiamo camminato per San Marco senza dover sgomitare tra le persone, la musica era ovunque e le maschere che giravano di notte davano l’impressione di essere stati catapultati in un mondo diverso, tra eleganza e mistero.
Mentre attraversavo le calle sentivo solo il rumore dell’acqua e pensavo: Questa è Venezia. Si sta mostrando a me, Venezia in questo momento è mia e di nessun altro.
Una nota curiosa: mai avrei pensato in una città come Venezia di alzare gli occhi al cielo e vedere così tante stelle.

 

 

24 febbraio: tante barche e un compleanno

Il secondo e ultimo giorno l’abbiamo dedicato al Museo Navale. Non fatevi ingannare dall’apparenza esterna: fuori può sembrare piccolo e stretto, in realtà è molto grande, strutturato su quattro piani e una rimessa navale dietro al museo (potete visitare tutto con un unico biglietto).
Sicuramente è stato un momento di paradiso per la nostra Elisa e questo ci fa molto piacere!
Io purtroppo ho il vizio di girare i musei in solitaria e avendo finito un po’ in anticipo rispetto agli altri, li ho attesi all’esterno vicino alla zona di sbarco, dove su una nave abbiamo visto un cane semplicemente bellissimo di nome Argo (non era una cosa importante, ma i cani belli sono sempre degni di nota).

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Dopo aver visitato il museo e la rimessa, ci siamo diretti verso il ponte di Rialto, ma prima ci siamo fermati in una piccola piazza piena di coriandoli e gente in maschera, mercatini, bancarelle piene di dolci e souvenir e dei bar all’aperto.
Il sole era appena uscito dalle nuvole, così ne ho approfittato: ho preso il telefono, ho fatto una videochiamata a mio papà e tutti insieme, con Venezia sullo sfondo abbiamo cantato Tanti auguri a te!
Mentre noi cantavamo, dietro di noi un Arlecchino suonava col sax, meglio di così!
Dopo la sorpresa riuscita e la contentezza di mio papà, è tempo di mangiare qualcosa e i ristorantini trovati per caso, come sempre si rivelano i migliori: abbiamo mangiato tanto e bene (quasi tutti i ristoranti sono attrezzati per cucina celiaca, cosa non da poco) e dopo esserci scaldati un po’, abbiamo proseguito verso Rialto e ci siamo fermati all’Hard Rock Café (a Venezia ne troverete due: uno a Rialto e un altro appena fuori San Marco).

L’ultima tappa prima di correre al treno era il ghetto ebraico, zona che merita di essere visitata tanto per peso storico quanto culturale della città ed è a poca distanza dalla stazione.

Il bilancio del weekend è stato sicuramente positivo: Venezia è una città sempre bella e piena di angoli sempre diversi. Abbiamo visto alcune cose, ne abbiamo sicuramente tralasciate molte altre, ma tutto quello che siamo riusciti a fare l’abbiamo fatto col sorriso (e un pochino di freddo).
Spero di sentire anche le vostre esperienza in questa bella città dalla storia lunga ed elaborata tutta da scoprire!

Grazie Venezia… e grazie amici!

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Per fortuna ci sono le parole

breve riflessione sulla testa e sul cuore.

Oggi non ho un argomento in particolare, ma solo voglia di raccontare, o di fare due chiacchiere dai.
Mi chiedevo perché spesso e volentieri, o comunque più del dovuto, mi concentro sugli aspetti negativi della vita, rendendo quelli positivi eventi sporadici da riprendere ogni tanto nei racconti, ma che sembrano non fare veramente parte della mia vita.
Sono eventi, sono cose che capitano, che mi fanno piacere, ma poi li devo accantonare.
Ho sentito pochissima gente basare la propria vita sugli eventi felici e mi chiedevo: come fate? Perché una puntina di invida ce l’ho.

Come ormai molti sanno, da anni ho un disturbo d’ansia, quindi nei momenti di calma, di silenzio o di pace apparente, il mio cervello si risveglia e comincia a lavorare contro di me, ricordandomi quanto NON VALGA LA PENA fare più o meno qualsiasi cosa.
Ovviamente non è questo il modo o l’atteggiamento con cui vorrei vivere, l’unica cosa che non capisco è perché quando mi presto a cambiare atteggiamento, prima o poi ritorno al punto di prima!

Breve esempio: ieri ho avuto la fortuna (e l’immensa felicità) di incontrare Licia Troisi. se volessimo fare la misura testa-cuore, il mio cuore diceva: “Oh mio Dio, ma ti rendi conto? Leggevi i suoi libri quando eri una ragazzina! Scrivere è il tuo sogno e hai davanti a te la donna che ha creato Nihal, il personaggio che più ti dava forza quando ti sentivi debole e insicura!” Insomma col cuore ero felice felice felice.
Ad un certo punto la testa si è messa in mezzo:“Ma sarà il caso di andare? Quel vago mal di stomaco che hai… io rimarrei a casa. Non vale la pena uscire al freddo per una persona che manco ti guarderà in faccia. E se ti venisse mal di testa mentre sei lì? Nah, non ne vale la pena, rimani a casa”.

Non ne vale la pena.

Alla fine ho ascoltato il cuore (e Manuel) e sono andata, mi sono divertita, ho parlato con Licia, mi ha autografato il libro e la sera ha risposto al mio tweet (tanto amore per questa donna).

Quello che chiedo a chiunque leggerà questo articolo non è se esiste veramente la felicità. Quello che vorrei sapere è chi come me si trova in una situazione di lotta con se stesso (o se stessa) e come la vive.

Per alleggerire il tutto vi metto una foto di un cane bellissimo che ho visto l’anno scorso a Sirmione (andateci perché merita!)

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La Sfinge

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Resto sotto lo stesso cielo
Solo lo sguardo del viso immutato
Si sgretola nel vento come sabbia.
Come cenere.

Sento il sole splendere
Sulle spalle salate,
Solo il silenzio si snoda nel deserto,
Tra le dune distese,
A spargere il segno di un sospiro.
Sperduto.

Mi attraversa e mi riempie,
Mi trascina e mi abbandona.

Resto sotto lo stesso cielo
Che si colora di rosso.
Chissà se la sera è sempre salvifica,
Chissà se io sarò salvata.

Mi solleverò e mi scrollerò la sabbia di dosso.
Non sono più le tue domande,
Ma le mie risposte.

 

Martedì libri: ma se un libro lo scrivessi io?

Oggi ho bisogno di tirare fuori il bello, vi parlo di qualcosa che amo fare nato da un sentimento decisamente contrastante.

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Alcuni lo sanno, chi non lo sa, beh lo scoprite ora: scrivo da quando avevo tredici anni. Ho sempre scritto tanto e di tutto.
Scrivo perché mi piace, scrivo quando voglio rilassarmi, quando mi sento ispirata, quando sono arrabbiata o stressata, quando ho paura per qualcosa.
Scrivo di tutto, da questi brevi articoli che avevo momentaneamente abbandonato (ma ora ho ritrovato la carica per ricominciare), a veri e propri racconti, alle pagine di diario… scrivo perché ne ho bisogno.

Sono sicura di non essere l’unica a sentire questa necessità, ci sono altri che hanno un piccolo grande mondo in testa che li avvolge e li protegge, le nostre storie sono come delle coperte fatte con le nostre mani e al loro interno possiamo essere chi vogliamo: il protagonista, l’antagonista e un dio, tutti in un’ unica persona.

Ho cominciato a scrivere perché non trovavo il mio ruolo nella vita, qualsiasi cosa provassi a fare ero sempre nel mezzo: non sono mai stata la prima scelta, ma non sempre ero l’ultima. Mi sono sempre sentita superflua, non importante, sacrificabile in certi sensi e mentirei se dicessi che queste sensazioni sono sparite.

Quando apro il mio pc, o quando prendo la penna in mano, mi trasformo. Le pagine diventano il mio mondo e nessuno mi può toccare, nessuno può farmi del male.

Ho vissuto per anni nel rancore a causa delle persone che mi hanno fatto soffrire, che fosse a scuola o tra quelli che consideravo miei amici.
Beh, oggi ho aperto gli occhi e vi ringrazio. Vi ringrazierei uno ad uno se potessi. Senza di voi forse il potere sulla carta non l’avrei, la voglia di scrivere non l’avrei.
Mi avete fatto del male, ho preso quel dolore e l’ho trasformato in qualcosa che mi trasmette dei sentimenti, che mi soddisfa, che mi fa dire “Non mi avete distrutta”.

Acquario di Cattolica

Avete mai guardato uno squalo toro dritto negli occhi?

Io e Manuel abbiamo improvvisato questa breve gita tra tarda mattinata e pomeriggio, spinti dal tempo instabile durante la nostra vacanza.
Ci trovavamo di base a Misano Adriatico e da questa località l’acquario è raggiungibile tranquillamente a piedi.
Questo è stato il primo acquario che ho visitato e devo dire che l’accoglienza e l’architettura mi sono piaciuti molto, un’altra nota positiva sicuramente la procurava il mare di sfondo!
L’acquario è diviso in quatto percorsi:
Il Percorso Blu è il più grande e il più interessante e ospita la stragrande maggioranza della fauna ospite. All’ingresso ci accolgono i pinguini e proseguiamo seguendo immagini che descrivono la diffusione dell’animale e le diverse specie esistenti.
Da qui, come in molte zone dell’acquario, ci sono punti interattivi per i più piccoli: nello specifico in questa zona possono attraversare il percorso trasportando un uovo di pinguino!
Mano a mano che proseguiamo incontriamo altre vasche dalle varie dimensioni che ospitano moltissime varietà di pesci: è una spirale di colori che ci trascina e ci guida alla scoperta di questo magnifico mondo, circondati da pesci napoleone, pesci trombetta, stelle marine, gamberetti, squali tappeto e chi più ne ha più ne metta!

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Alcuni pesci del Percorso Blu

Ad un certo punto ci fermiamo davanti ad una vetrata enorme e qui voglio raccontarvi cosa mi è successo: una cosa ai miei occhi incredibile! (giustamente mi direte “grazie al ciufolo, sei in un acquario”, ma dovete sapere che io mi emoziono con poco).
Dunque, mi avvicino al vetro fino quasi a toccarlo col naso, vedevo un pesce in fondo alla vasca, ma non capivo che pesce fosse. Mentre mi concentro su quella creatura, qualcosa all’improvviso mi oscura completamente la visuale, alzo leggermente lo sguardo e a pochi centimetri dal vetro un occhio totalmente nero mi sta guardando.
Sono rimasta stupefatta, letteralmente a bocca aperta mentre un enorme squalo toro, dopo avermi fissata per alcuni interminabili secondi, attraversa la vasca davanti a me.
Ero talmente stupita che mi ci sono voluti alcuni istanti per elaborare un pensiero: un animale talmente grande, talmente bello, così bello da essere terrificante… ed eravamo separati solo da un vetro.

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Uno squalo toro

Procedendo il giro tra il mix di bellissimi colori, il Percorso Blu si conclude con una vasca in cui nuotano i trigoni (conosciuti anche come pastinaca). La vasca è aperta e si possono questi animali si possono accarezzare, ma solo ai lati delle pinne laterali (sono animali docili, ma come tutti gli animali, se spaventati possono reagire in modo aggressivo. Quindi mi raccomando, responsabilità!)

Verso le 13 la fame si fa sentire, così ci avviamo al ristorante self-service dell’acquario: il “Pesceazzurro“. Il menù è tutto a base di pesce, ma c’è anche un bar che serve panini e quant’altro. Ci sediamo nel tendono esterno e all’improvviso… pioggia.
Un muro d’acqua in poco tempo investe la zona, la pioggia era così forte che a un certo punto entrava nel tendone, come se fosse stata gettata a secchiate.

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Il Percorso Verde

Divisi tra divertimento e una puntina di preoccupazione, finiamo di fretta il pranzo e approfittando del breve spazio che ci separa, entriamo nel Percorso Giallo.
Questa zona è molto piccola e ospita unicamente il caimano nano e un gruppo di lontre.
In poco tempo siamo pronti ad uscire (nel giro di cinque minuti siamo passati dal diluvio al sole battente) per raggiungere il Percorso Viola.

Qui possiamo ammirare riproduzioni di un gran numero di creature abissali.  Le loro forme strane, quasi spettrali e la loro forma mi ha lasciata incuriosita e interessata: sotto di noi c’è un mondo fatto di vita e oscurità di cui sappiamo ancora un gran poco!
Infine, l’ultimo è il Percorso Verde, dedicato ai rettili e agli anfibi. Una bella incetta di serpenti e lucertoloni non fa mai male!

Nel complesso sono stata molto felice di questa visita, l’unica piccola pecca era causata dalle persone.
Purtroppo ho visto molta gente irresponsabile: bambini che picchiavano sui vetri dove c’era scritto “non picchiare sul vetro”, persone che facevano foto col flash dove ovunque svetta il cartello “no flash” (insomma, mi rimbambite anche i pesci) e ciliegina sulla torta: arrivati alla vasca dei trigoni i responsabili ripetono spesso e volentieri di NON immergere le braccia nella vasca e aspettare che siano gli animali ad avvicinarsi… insomma un genitore ha preso in braccio il figlio di non più di due anni e l’ha praticamente pucciato nella vasca.
D’accordo, sono animali docili, ma non dimentichiamo che un grande naturalista di fama mondiale come Steve Irwin (Crocodile Hunter, per intenderci) è morto a causa della puntura di una pastinaca!

Per il resto è sicuramente un’esperienza che merita, soprattuto per le numerose iniziative e attività pensate appositamente per i bambini, che imparato in prima persona a conoscere una grande parte del nostro mondo di cui per ora conosciamo ancora così poco, ma che non smette mai di affascinarci.

 

 

Martedì libri: L’Ombra del Vento

Ho avuto il piacere di incontrare l’autore Carlos Ruiz Zafón a Milano nel 2016 e avere un suo autografo. Ero felicissima di trovarmi davanti ad una mente tanto brillante, una persona comune che racchiude in sé un mondo tanto meraviglioso quanto complicato.
Ricordo benissimo il suo sorriso quando (a differenza di molti altri), invece di chiedere un selfie e andarmene senza salutare, ho aspettato il mio autografo e gli ho augurato una buona giornata. Semplicemente mi ha sorriso e dopo qualche istante ha ricambiato, come se fosse sorpreso che qualcuno si ricordasse ancora di comunicare con le persone.
Ovviamente non voglio farne oggetto di vanto, ma mi pare uno spunto per una riflessione insomma… Conta di più il sorriso di una persona o una foto con una persona a cui sorrido guardandolo dalla schermo, senza però girarmi e guardarlo negli occhi?

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Ma sto divagando, L’ombra del vento è il primo di una serie di quattro libri e la storia l’ho trovata semplicemente bellissima: troviamo gioia, tristezza, amore, paura, tensione… Insomma c’è di tutto in questo libro, così di tutto che possiamo includerci tranquillamente anche il diavolo il persona!
I personaggi anche a distanza di anni mi sono rimasti impressi nel cuore, come dei vecchi amici che non vorresti mai lasciare.
Consiglio a tutti quelli che si sentono persi di leggere questo libro. Sentirsi persi include molte cose, tutti (o quasi) ci sentiamo persi almeno una volta nella vita.

L’ombra del vento è un libro nel libro, una storia coinvolgente ambientata nella Barcellona degli anni Quaranta.
Io non sono mai stata a Barcellona, ma vederla attraverso gli occhi del protagonista Daniel, è proprio come stare lì accanto lui, attraversare con lui le strade, vedere la città e sentirne i profumi. È un po’ come essere lì e allo stesso tempo non esserlo veramente.

Per chi fosse interessato, esiste una guida per attraversare Barcellona seguendo i passi dei romanzi di Zafón!

Ravenna

Due giorni nella capitale dell’Impero.

Giorno 1: La sindrome di Stendhal

Le vacanze sono finite, è ora di rimboccarsi le maniche e tornare a scrivere! È vero, sono successe cose pesanti ad agosto, ma chi si ferma è perduto.
Il nostro viaggio è stato bruscamente e inaspettatamente fermato, ma comunque qualcosa da raccontarvi e condividere ce l’ho e vorrei cominciare dalla prima tappa del nostro viaggio di agosto: Ravenna!

Per quelli come me che studiano facoltà umanistiche, se nel vostro programma ci sono esami di storia, sicuramente siete finiti a parlare di Ravenna come capitale: per i Romani d’Occidente, d’Oriente e gli Ostrogoti.
E i suoi anni di storia hanno ovviamente lasciato magnifici monumenti: se volete prendervela con calma, tre giorni per visitare la città e ammirare ciò che ha da offrire sono più che sufficienti.

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Basilica di san Vitale

Appena entrati nel centro storico, in un piccolo parco potete visitare la bellissima basilica di san Vitale, il mausoleo di Galla Placidia e il Museo Nazionale, tutti e tre a pochissimi metri l’uno dall’altro.
Ma andiamo con ordine: la basilica all’esterno sembra grande e forse anche modesta, ma all’interno…

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L’interno della Basilica di san Vitale

La basilica è di una bellezza architettonica che toglie il fiato, elaborata nei minimi dettagli (e in parte ricoperta da mosaici, ovviamente).
Davanti a bellezze come queste si parla di Sindrome di Stendhal: una situazione in cui ci si trova davanti ad un’opera così meravigliosa che si può rimanere imbambolati per ore ad ammirarla, una bellezza che rapisce insomma.
Noi italiani (purtroppo) ne soffriamo poco perché siamo abituati a vivere circondati da bellezze architettoniche, ma per molti turisti stranieri non è una cosa così scontata.

(Momento di riflessione per capire la fortuna che abbiamo.)

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Mosaico all’interno della Basilica di san Vitale

Inoltre all’interno della Basilica c’è uno dei mosaici più famosi, di quelli che tutti avevamo sui libri di storia a scuola, raffigurante l’imperatore Giustiniano.
Sono rimasta ferma un bel po’ ad ammirare questo bellissimo mosaico, per gli studenti di storia come me è un po’ come incontrare una rock star!
Continuando la visita piena di sorprese della città, il secondo monumento più vicino è il Museo Nazionale, fortemente consigliato per gli appassionati di storia romana. Una cosa interessante: in una sala sono conservati i vecchi libri in cui gli ospiti mettono la propria firma una volta visitato il museo e in alcuni ci sono firme di uomini importanti come D’Annunzio e molti altri.
Continuando, si passa al mausoleo di Galla Placidia (anche se non vi è la certezza che fosse un vero e proprio mausoleo). Lo spazio è piccolo, quindi la permanenza consigliata è non più di cinque minuti per un massimo di dieci persone.

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Mausoleo Galla Placidia

Ma cinque minuti sono più che sufficienti per ammirare la bellezza dell’interno, interamente rivestito di mosaici bellissimi e dai colori intensi.
Infatti una cosa molto importante da ricordare quando si va a Ravenna è: tenere sempre, SEMPRE il naso all’insù.
Contando le ore di viaggio e la vicinanza con il bed and breakfast, il primo giorno ci siamo limitati a questi monumenti, i più vicini appunto.
Ma l’orario della cena si avvicinava, insomma.
Se vi fermate a Ravenna e vi viene fame, non soffermatevi nemmeno a pensare troppo a dove potreste andare a mangiare, perché ogni dove andrete sarà tutto semplicemente buonissimo.
Una delle cose più importanti e belle che ho imparato di Ravenna in questi tre giorni è: Buon cibo e bellissime persone.
Il proprietario del nostro bed and breakfast ci ha spiegato che secondo lui la gente qui è sempre molto serena perché la vita scorre lenta e tranquilla e soprattutto la maggior parte degli abitanti si muove in bicicletta.
Io non so se i motivi siano veramente questi, so soltanto che ho trovato praticamente chiunque di una gentilezza disarmante… e l’ho adorato.

Giorno 2: Vip Tour
Il secondo giorno l’abbiamo passato saltellando da una chiesa all’altra in pratica, ma mi limiterò a descriverne due. 

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Chiesa di san Francesco

La prima di cui voglio parlarvi è San Francesco, una chiesa modesta nell’insieme, non molto dissimile da tante altre, se non fosse che sotto l’altare c’è un piccolo lago rivestito di mosaici (sì, ci sono dentro anche i pesci).
È una fermata breve, ma ne vale la pena, inoltre accanto alla chiesa incontriamo il primo  Vip della città: Dante Alighieri.

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Mausoleo di Dante

Il mausoleo è stato costruito per conservare il sarcofago del Sommo Poeta, a pochi passi dal reale luogo di sepoltura.
Anche qui la sosta è breve, non si può andare all’interno del mausoleo, ma lo si può sempre ammirare dalla porta aperta.
Ovviamente la vista è gratuita e dato che anche grazie a lui siamo famosi in tutto il mondo, una capatina non è una brutta idea.
Il centro storico di Ravenna fortunatamente è abbastanza concentrato, quindi per vedere la maggior parte dei monumenti di interesse ci si può spostare a piedi o in bicicletta, i biglietti per le visite possono essere acquistati singolarmente o “a pacchetto”, che è anche un bel modo per stimolare i turisti a vedere ciò che la città può offrire, come la bellissima Domus dei tappeti di pietra e il Battistero Ariano.

 

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Chiesa di sant’Apollinare

La seconda chiesa di cui vorrei parlarvi è Sant’Apollinare: all’esterno la si riconosce per il bellissimo campanile (che secondo me e Manuel era storto, voi che dite?) e all’interno ci offre degli altri bellissimi mosaici in cui risaltano i colori verde e oro.
Una volta entrati ci si rende subito conto della grande dimensione della chiesa, liberata dai banchi, ai lati sono state riposte delle sedie per permettere ai turisti di ammirare il soffitto a cassettoni e le volte decorate. A differenza di molte chiese, quello che spicca di Sant’Apollinare è la luminosità: ovunque entra luce che ci permette di ammirarne la bellezza.

 

Il pomeriggio l’abbiamo impiegato per visitare un altro vip della città: Teodorico, re degli Ostrogoti. Infatti appena fuori dal centro di Ravenna sorge il Mausoleo di Teodorico, inserito da UNESCO nel 1996 come patrimonio dell’Umanità.
mausoleoIl mausoleo si trova in un parco, l’ingresso è a pagamento, ma c’è anche compreso in uno dei famosi pacchetti. È raggiungibile a piedi, anche se essendo un pochino fuori dalla città consiglio la bici o l’auto (c’è un ampio parcheggio davanti al parco, per chi volesse andare a piedi c’è un ponte pedonale per superare la strada e la ferrovia).
Si può entrare nel mausoleo sia al piano inferiore che al piano superiore tramite una scala sul retro del monumento.
Al piano superiore troverete ciò che rimane del sarcofago di Teodorico (il corpo venne spostato durante la dominazione bizantina).
Dal mio punto di vista è stato forse il monumento che più mi ha dato la sensazione di vicinanza con la storia del territorio e restando a pochi passi da dove riposava uno uomo di tale importanza… brividi.

Mi sono concentrata maggiormente sui monumenti, questo è vero, ma Ravenna è anche cordialità, buona cucina e perché no, shopping.

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Il caffè letterario

E infine, piccolo bonus, per gli appassionati di libri e tè caldo come me, abbiamo trovato questo piccolo angolo di paradiso: un caffè letterario a pochi passi dalla piazza centrale.
Il menù è ricco, vario e fatto in casa e le varietà di tè sono tantissime!
Inoltre i libri sono liberamente consultabili e appesi al muro ci sono i ritratti dei più grandi autori e artisti italiani e stranieri.

 

Ravenna mi ha lasciato una sensazione più che positiva tra i suoi abitanti allegri, i suoi profumi e la sua storia. Per visitarla due giorni e mezzo sono stati più che sufficienti, quindi perché non considerarla per una breve gita?
Vi auguro che vi lasci la gioia che ha lasciato a me!